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Filodiffusione

Si tratta di un progetto che prende spunto dalle rassegne al femminile organizzate da Mirella Bentivoglio sul tema del filo negli anni 80, attualizzandone la ricerca.
Sono in mostra opere di artiste ampiamente storicizzate, molte delle quali presenti nelle rassegne curate da Bentivoglio oltre 40 anni fa, a fianco di artiste più giovani che hanno accolto le stesse istanze facendole proprie e sviluppandole in accordo con il trascorrere del tempo e l’evoluzione degli strumenti creativi a disposizione. Partendo da una ricognizione a posteriori delle opere, condizione necessaria per una loro lettura libera e imparziale, il progetto è articolato in due mostre distinte.

La prima, Filo-diffusione_Ə 13 novembre – 31 gennaio 2026, raccoglie lavori nei quali l’utilizzo del filo è connesso a una ricerca interiore, a uno scavo nella dimensione archetipica collegata all’elemento mater. Nelle opere esposte si avverte forte la necessità di esplorare l’universo interiore nel tentativo di definire un’identità autonoma e solida che però non rinunci a quelle caratteristiche che hanno relegato la donna in una dinamica di dipendenza ma che al contrario, attraverso un cambio di prospettiva, le esalti facendole diventare un punto di forza.

Nella seconda mostra, Filo-diffusione_& 05 febbraio – 28 marzo 2026, il cambio di segno è avvenuto e le artiste si muovono liberamente con forza e disinvoltura nella dimensione del logos, utilizzando il filo come strumento per raccontare storie, denunciare ingiustizie e soprusi, per “disegnare il mondo” ma anche per proteggere e salvaguardare la dimensione della memoria.

La divisione non è quindi basata su un criterio cronologico, ma piuttosto sulla lettura e il confronto delle opere esposte e a questo si deve la scelta di differenziare le sezioni utilizzando la “e rovesciata” e la “e commerciale”. Inclusione e congiunzione sono infatti due principi ispiratori della galleria che non a caso si chiama Gramma Epsilon che in greco significa appunto “lettera e”.

Per l’occasione Maria Jole Serreli realizzerà un’installazione site specific che renderà omaggio alla zona e all’edificio dove si trova la galleria, originariamente dediti al commercio di tessuti e più in generale alla donna e al filato come elementi fondanti della cultura greca.

Filo-diffusione_Ə 13 novembre 2025 – 31 gennaio 2026

Artiste: Mirella Bentivoglio, Francesca Cataldi, Anna Esposito, Amelia Etlinger, Elisabetta Gut, Maria Lai, Carolina Lombardi, Virginia Lorenzetti, Franca Maranò, Valeria Melandri, Gisella Meo, Renata Prunas, Lilli Romanelli, Franca Rovigatti, Alba Savoi, Maria Jole Serreli, Franca Sonnino

Filo-diffusione_& 05 febbraio – 28 marzo 2026

Artiste: Mirella Bentivoglio, Francesca Cataldi, Anna Esposito, Setsuko Fukushima, Elisabetta Gut, Susanne Kessler, Giooso Kim, Gisella Meo, Francesca Nicchi, Antonietta Orsatti, Astra Papachristodoulou, Ayumi Paul, Renata Prunas, Franca Rovigatti, Anna Maria Sacconi, Marilena Scavizzi, Greta Schödl, Maria Jole Serreli, Ariane Severin, Franca Sonnino

I miei pomeriggi con Franca

Negli ultimi anni la mia frequentazione con Franca Sonnino si è fatta più intensa. Con la scusa di riorganizzare il suo archivio fotografico e bibliografico, abbiamo preso l’abitudine di vederci quasi tutte le settimane! Il tempo con lei passa in fretta, tra una ciambellina un caffè e molte chiacchiere! Ma il momento più atteso è quando dal soggiorno passiamo allo studio dove mi mostra i nuovi lavori: come una giovane artista, Franca mi scruta con attenzione mentre li osservo e le do il mio parere. Quello che mi sorprende sempre è il senso di profonda umiltà che la caratterizza, ma forse questo è il tratto distintivo di tutti i grandi, artisti e non.
Da questi nostri incontri è scaturita l’intervista che a giorni sarà pubblicata su ARTE MORBIDA, ringrazio Barbara Pavan e la redazione di ARTEMORBIDA per lo spazio dedicato.

ph. by Daniele Delonti

La svolta concettuale

Gisella Meo nasce a Treviso nel 1936, studia all’Accademia di Belle Arti di Venezia dove conosce Tancredi con il quale ha una relazione che influenzerà in seguito il suo lavoro. Negli anni 60 vive in Africa e esordisce con lavori polimaterici e informali. Nel 1970 alla Galleria Numero di Fiamma Vigo, una svolta in ambito Concettuale sancita da dichiarazione di Poetica, dove la Meo trova nel “quadrato” il suo modulo perfetto. Subentra l’interesse per la FiberArt, le grandi installazioni e gli interventi di animazione urbana: Vestire una fontana (Frascati,1977), Il cilindro mobile (Gubbio,1979), Le onde del quadrato (Venezia, Canal Grande, 1980), La maglia umana (Reggia di Caserta,1982), Tombknitting (Cerveteri, necropoli etrusca, 1984-86), Imbragare una torre (Torre di Bagnaia, Viterbo, 2002, in occasione del primo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle). Altro filone a cui la Meo dedicherà particolare attenzione è il Libro Oggetto. Seguita e sostenuta da Mirella Bentivoglio, è presente nella storica mostra “Materializzazione del linguaggio” alla Biennale di Venezia del ‘78, con Leviatan. Con la Bentivoglio svilupperà un sodalizio che durerà tutta la vita e che darà come frutto opere a 4 mani come il libro Zero Seme del 1981. I suoi ‘libri-oggetto’ sono conservati nelle ‘Special Collections’ del Getty Center di Santa Monica (California), a Washington, nell’Archivio Icpa dell’Università di Oxford, del Mart di Trento e Rovereto, il Ma*ga di Gallarate, il Musinf di Senigallia e in collezioni pubbliche e private italiane e straniere. Ha esposto in Italia, Germania, Stati Uniti, Francia, Austria, Australia. Ha partecipato alla Biennale di Venezia (1978, 1985, 1995) e alla Biennale di San Paolo del Brasile (1981, 1994). Nel 2016 ha tenuto una ampia retrospettiva alla Galleria della Biblioteca Angelica di Roma.

A casa mia avevo 3 sedie

In corner ho visitato all’EXMA di Cagliari (chiude l’11 Ottobre 2020), la mostra personale di Maria Jole Serreli “A casa mia avevo tre sedie”, una mostra site specific curata da Simona Campus. Un interessante percorso che ricostruisce le stanze della casa-studio di Marrubiu (OR) che Serreli ha ereditato da una prozia e trasformato in luogo di sperimentazionee e dialogo artistico. Ho conosciuto Jole a Nuoro in occasione della sua personale al MancaSpazio curata da Chiara Manca e ho subito apprezzato il suo lavoro così familiare ma al tempo stesso raffinato. Un gioco di equilibri dove la memoria e la coscienza e del valore della tradizioni si mischiano con la necessità di aderire a nuovi linguaggi per costruire nuovi ricordi.